Ristrutturazione edilizia, la Cassazione sulle novità introdotte dal decreto Fare

È necessario che sia possibile operare la verifica della originaria consistenza in base a riscontri documentali od altri elementi certi e verificabili

Per effetto dell’innovazione legislativa costituita dalla modificazione introdotta nel dPR n. 380 del 2001 (Testo Unico Edilizia) per effetto della entrata in vigore del decreto Fare (dl n. 69 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge n. 98 del 2013), “il requisito del rispetto della identità di sagoma non è più elemento indefettibile onde operare la diagnosi differenziale fra gli interventi di ristrutturazione edilizia necessitanti di preventivo permesso a costruire e gli altri interventi minori di risanamento conservativo assentibili anche tramite la presentazione, allora, della DIA ed, ora, della SCIA”.

Tuttavia, non va trascurato che “anche in questi casi è pur sempre necessario, onde accertare che sia rimasta invariata anche la preesistente volumetria, che sia possibile operare la verifica della originaria consistenza in base a riscontri documentali od altri elementi certi e verificabili (Corte di cassazione, Sezione III penale, 7 febbraio 2014, n. 5912)”.

Lo ha precisato la Cassazione penale, Sez. III, con la sentenza n. 26713/2015 depositata il 25 giugno 2015.

Proprio con riferimento alla suddetta innovazione legislativa, “questa Corte ha avuto occasione di precisare più volte – ricorda la Cassazione – che integra il reato di cui all’art. 44 del dPR n. 380 del 2001 la ricostruzione di un edificio demolito senza il preventivo rilascio del permesso di costruire, sia perché trattasi di intervento di nuova costruzione e non di ristrutturazione, di un edificio preesistente, dovendo intendersi per quest’ultimo un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura, sia perché non è applicabile l’art. 30 del D.L. n. 69 del 2013 (convertito, in legge n. 98 del 2013), che, per assoggettare gli interventi di ripristino o di ricostruzione di edifici o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, al regime semplificato della SCIA, o in passato della DIA, richiede l’accertamento della preesistente consistenza dell’immobile in base a riscontri documentali, alla verifica dimensionale del sito o ad altri elementi certi e verificabili (Corte di cassazione, Sezione III penale, 30 settembre 2014, n. 40342)”.

Fonte( Casa&Clima.com)